Consigli di lettura

Guida alla classe capovolta

A testa in giù con i classici. La classe capovolta applicata all’insegnamento

della letteratura latina

Un mostro chiamato programma

«A che punto sei col programma?».

Alzi la mano chi non se lo è mai sentit* chiedere (o non ha mai osato chiederlo).

Mentre tamburelli con le dita sul bancone del bar della scuola, in attesa dell’ultimo, vitale caffè prima di varcare la soglia dell’aula, o di fronte a un indolente distributore di merendine nel corso di un intervallo sempre troppo breve, o appena prima di iniziare gli scrutini, la fatidica domanda è sempre in agguato.

Può colpirti a tradimento, come il dardo nemico che trafisse l’indomita Camilla virgiliana. E sì, può arrivare anche da quell’insospettabile collega dall’aria paciosa che in questo momento sembra così intenta a giocare a Candy Crush.

Mai farsi cogliere alla sprovvista.

All’inizio, lo ammetto, era il panico. Lo stesso, paralizzante panico che ti agghiacciava le membra sotto il banco quando l’insegnante di turno decideva di interrogare a bruciapelo.

Con gli anni, invece, ci ho fatto il callo. Adesso mi piace astrarmi per qualche secondo e scrutare con distacco indagatore le reazioni degli astanti.

50 sfumature di ansia

Perché questa domanda è come un test di Rorschach, quello delle macchie d’inchiostro simmetriche in cui ciascuno riconosce forme diverse, rivelando inconsapevolmente i suoi più reconditi traumi infantili.

Le reazioni al quesito possono essere le più varie.

C’è chi è sempre indietro, troppo indietro, irrecuperabilmente indietro.

Teacher with trolley

Immagine creata con Canva AI

Lo confessa con un tremito nella voce, e hai subito l’impressione che quella frase l’abbia già ripetuta altre mille volte, sempre uguale, con la stessa inflessione gonfia di angoscia: tra sé e sé sull’autobus inesorabilmente diretto verso la scuola, ieri notte mentre faceva le ore piccole per calcolare le medie, questa mattina in aula per esortare le sue classi a prestare attenzione.

Si riconosce subito. Si aggira per i corridoi trascinandosi dietro un trolley carico di libri e quadernoni, perché non si sa mai: se finisce prima la lezione di antologia magari inizia a spiegare il periodo ipotetico. Al bar della scuola sorbisce una tisana alla lavanda in cerca di requie (niente caffè: ha la gastrite). In genere è proprio l’insegnante masochista che ti chiede a che punto sei, per il gusto di autoflagellarsi ancora un po’

C’è poi il/la contestatari*, che proclama con veemenza che il programma non esiste più da anni, che oramai ci sono le Indicazioni Nazionali e blablabla, poi sfila dalla borsa un’agenda straripante di post-it, circolari, cedolini vari, ma soprattutto la locandina della prossima mostra alle Scuderie del Quirinale o dell’ultimo spettacolo di Popolizio a cui porterà le sue classi (a proposito, vorresti andare anche tu con la tua quinta?).

Immagine creata con Canva AI

E Lady Cocca, prossima alla pensione. Stampato in volto ha il sorriso serafico di chi è afflitto da un’unica preoccupazione: dilapidare il TFR in lussuose crociere intercontinentali o versarlo come acconto per la seconda casa a Capalbio?

Insegnante esperta felice

Immagine creata con Canva AI

Ci siamo passat* tutt*…

Se anche tu, soprattutto con l’affacciarsi della primavera e, magari, l’approssimarsi dell’Esame di Stato, applichi le più sofisticate strategie di evitamento per aggirare chiunque possa metterti alle strette con domande inopportune sul programma svolto finora, non preoccuparti: non sei sol*.

Periodicamente, è toccato a tutt* di sentirsi con l’acqua alla gola, e quest’impressione aumenta vertiginosamente negli ultimi mesi di scuola, quando vacanze di Pasqua, Anniversario della liberazione, Festa dei lavoratori e viaggi di istruzione incombono sempre più minacciosi sulle tue sparute ore di lezione.

Inutile dirti che sì, ci sono passata (e continuo a passarci) anche io, e che ovviamente non esiste (o, almeno, non ho ancora scoperto) una formula magica in grado di sottrarci all’eterno ritorno delle scadenze di fine anno scolastico.

Una boccata d’ossigeno: la classe capovolta

Almeno un’ancora di salvataggio, però, una boa che più di una volta mi ha tratto d’impaccio in situazioni di estremo ritardo, vorrei condividerla con te.

Si tratta della classe capovolta.

Di cosa si tratta?

Come sai, la flipped classroom è una metodologia didattica che sovverte il tradizionale ciclo di apprendimento.

L’idea di fondo, in soldoni, è la trasformazione della lezione canonica in compito per casa, con lo scopo di dedicare le ore in classe alle attività collaborative e laboratoriali, ai dibattiti, agli esercizi di consolidamento,… il tutto sotto la guida esperta dell’insegnante.

I vantaggi della classe capovolta

La flessibilità e la fluidità di questa metodologia mi hanno spesso consentito, oltre che di allenare studentesse e studenti a lavorare in autonomia, di ottimizzare il tempo a disposizione. Non soltanto potevo personalizzare i percorsi di studio a casa, proponendo approfondimenti e materiali di studio diversi a seconda del livello di competenza e degli interessi di ciascun*, ma il lavoro a scuola si rivelava spesso più efficace e l’apprendimento più immediato e duraturo rispetto a quando facevo ricorso alla lezione partecipata.

Ma come faccio a fare tutto?

Si sa, a noi prof di latino capovolgerci non fa paura.

Sarà per l’inveterata abitudine a star chini sul vocabolario, incuranti del sangue che affluisce alla testa? O forse per la nostra indiscutibile familiarità con le radici, o piuttosto con le ardite circonvoluzioni del clinamen atomico?

Poco importa.

Sprezzanti del pericolo, ruzzoliamo a testa in giù nel nuovo anno scolastico come Alice nella tana del Bianconiglio. “Mangiami”, ci dice l’Indire, e noi lì in prima linea a cimentarci ardimentosamente con flipped classroom, debate, service learning, zumba teaching (non preoccuparti: questa me la sono inventata ora, non sei tu che ignori l’ultima trovata didattica del momento).

Ma, perché il lavoro in classe sia realmente utile e incisivo, dobbiamo spremerci come limoni per assicurarci che le risorse a disposizione di studentesse e studenti per lo studio a casa siano di qualità, pertinenti al programma (ops, al curricolo), diversificate, agevolmente accessibili e opportunamente calibrate sul loro livello di conoscenza.

Un impegno al contempo massacrante e certosino, che si somma alle miriadi di incombenze che già gravano sulle nostre spalle, e che tendono a moltiplicarsi come le teste di un’idra ministeriale a mano a mano che si approssima il termine dell’anno scolastico.

E come darti torto?

Questa metodologia prevede che, a casa, le nostre classi usufruiscano di una ricca biblioteca di risorse cartacee e digitali.

E tra i compiti del docente rientrano, com’è ovvio, il reperimento e la selezione dei materiali di studio.

E quando i questi materiali risultano insufficienti o inadeguati?

A quel punto, spesso ci risolviamo a realizzarli noi in autonomia, magari al termine di corsi di aggiornamento costosi e impegnativi, ore di lavoro strappate al sonno o alle ricreazioni, vagabondaggi compulsivi su Google, lambiccamenti cerebrali e animati confronti tra collegh*.

Ma quanto sarebbe più semplice trovare a colpo sicuro le risorse che cerchiamo, quanto tempo ed energie risparmieremmo e potremmo perciò dedicare al lavoro in classe, o alla progettazione didattica?

Non mi ritengo una docente pigra, eppure confesso di aver a lungo desiderato qualcosa o qualcuno che mi togliesse un paio di castagne dal fuoco.

Un alleato affidabile

Copertina "Musae comites" vol. 1

“Musae comites” vol. 1

Per trovare l’uscita dal labirinto a volte basterebbe un compagno di viaggio, un pietoso Virgilio che ci carichi in spalla e si arrampichi con noi a testa in giù lungo il fianco impervio di Lucifero.

O per lo meno una bussola, che ci indichi la strada per riemergere dalla coltre di prescrizioni contraddittorie che ci affossa fino a rivedere, non dico le stelle, ma almeno un lampo di comprensione nello sguardo di studentesse e studenti.

Come in diverse altre occasioni, anche in questo caso è l’editoria scolastica a offrirci un’ancora di salvataggio.

Per chi, come me, insegna latino e pratica (o intende sperimentare) la metodologia della classe capovolta, Musae comites offre una cornucopia di risorse cartacee e digitali (disponibili sulla piattaforma Deaflix) che alleggeriranno considerevolmente il nostro carico di lavoro, garantendoci al contempo un’esperienza didattica efficace e appassionante con le nostre classi.

Musae comites: un mondo di risorse da scoprire

Nella prima fase, domi, gli studenti leggeranno testi di letteratura latina e internazionale e pagine critiche di approfondimento, guarderanno video, acquisiranno familiarità con le risorse suggerite dall’insegnante.

Nella seconda fase, in schola, si confronteranno tra loro e con l’insegnante, svolgendo esercizi guidati e realizzando progetti individuali, di coppia o di gruppo.

Lungo il percorso, l’insegnante non è mai sol*, ma è supportat* da una Guida per il docente in cui troverà la spiegazione dettagliata dei percorsi suggeriti, un elenco completo delle risorse a disposizione, gli indirizzi per reperirle.

I ferri del mestiere

Le risorse digitali del manuale, a cui puoi avere accesso tramite il tuo account Deaflix, sono suddivise nelle seguenti categorie:

  1. Videolezioni, che propongono una chiave interpretativa dei principali autori della letteratura latina, mettendo a fuoco le caratteristiche della loro poetica e i temi trattati.

Come usarle nella flipped classroom (e non solo)?

Potrai assegnarne la visione per casa per presentare l’autore, oppure potranno tornare utili come strumento di ripasso.

  1. Audioletture. I brani dell’antologia sono accompagnati dalle audioletture in metrica realizzate da attori professionisti.

Come usarle nella flipped classroom (e non solo)?

Nel corso dello studio pomeridiano, studentesse e studenti potranno ascoltare le letture metriche ed esercitarsi autonomamente, approfittando del tempo in classe per chiederti spiegazioni e approfondimenti in merito alla lettura prosodica.

Se ancora non hai affrontato in classe lo studio della metrica, le audioletture ti aiuteranno a progettare attività didattiche inclusive, costituendo un valido supporto per studentesse e studenti che, nello studio, prediligono il canale uditivo.

L’intera classe, inoltre, potrà apprezzare la lettura interpretativa dei brani studiati.

  1. Linee del tempo e carte interattive consentono di mostrare alla classe, ricorrendo a una sintesi visiva, i principali eventi storici in ordine cronologico e i luoghi più significativi in cui si svolsero.

Come usarle nella flipped classroom (e non solo)?

Questi strumenti possono essere utilizzati nel corso dello studio a casa per allenare la memoria visiva e la capacità di creare collegamenti tra la letteratura, la storia e la geografia.

  1. Flashcard, che propongono passi tratti dalle opere sollecitando i ragazzi a ricondurli alle peculiarità del suo stile.

Come usarle nella flipped classroom (e non solo)?

Proposte in modalità sincrona o asincrona, costituiscono un utile strumento di comprensione e ripasso attraverso l’analisi del testo.

  1. La Biblioteca digitale raccoglie un ricco assortimento di testi d’autore che si aggiungono alla già nutrita antologia del manuale.

Come usarla nella flipped classroom (e non solo)?

Ciascun* studentessa/studente potrà svolgere percorsi di lettura personalizzati in base alle proposte dell’insegnante, o anche in autonomia.

Nelle fasi di apprendimento di coppia o cooperativo, così come in quelle di recupero e potenziamento, l’insegnante potrà suggerire a ciascun gruppo una diversa selezione di brani in base agli interessi e ai bisogni formativi rilevati.

Bando alle ciance: ma in concreto?

Facciamo qualche esempio concreto: stai spiegando Plauto e vuoi proporre alla tua classe un’attività flipped sul tema del “doppio” nelle commedie plautine. Bene, avrai a disposizione 3 diversi percorsi tra cui scegliere (o da assegnare ai gruppi di lavoro, a seconda degli obiettivi che vuoi raggiungere).

Primo percorso

  1. Il primo, intitolato Una variante del mito della guerra di Troia: Elena e il suo “doppio” (che suggerisco soprattutto per i licei classici), potrà prendere le mosse dalla lettura delle pagine critiche tratte dal saggio La seduzione del doppio (da Euripide, Elena, a c. di M. Fusillo, Bur, Rizzoli) e proseguire con la lettura dei vv. 557-683 della tragedia euripidea.

Per non limitarsi alla lettura del testo teatrale, studentesse e studenti avranno accesso anche alla rappresentazione dell’Elena messa in scena nel 2019 nel Teatro greco di Siracusa, per la regia di D. Livermore.

A partire da questi spunti, in classe potrai organizzare un dibattito regolamentato (debate), in cui si fronteggeranno due squadre, una in difesa di Elena, l’altra con il compito di provarne la colpevolezza.

Secondo percorso

  1. Il secondo percorso, che consiglio in particolare per i licei scientifici e linguistici, si intitola L’amore per il proprio “doppio”? Narciso e Dorian Gray, si presta particolarmente a realizzare un’unità di apprendimento interdisciplinare con letteratura inglese e storia dell’arte, perché prevede la lettura del mito di Narciso (Ovidio, Metamorfosi, III, 407-490, 502-510), l’analisi del quadro di Caravaggio Narciso (1597-1599), conservato a Palazzo Barberini nella Galleria Nazionale d’Arte Antica, e la lettura di un brano tratto dal celebre romanzo dell’autore irlandese Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray (1890).

Terzo percorso

  1. Il terzo percorso, particolarmente adatto ai licei artistici (ma non solo), è dedicato al tema Trasformare e trasformarsi: il “doppio” e il mito della metamorfosi e instaura un collegamento tra Plauto e Ovidio, proponendo alla classe la lettura e il commento dei miti Apollo e Dafne e di Diana e Atteone (Metamorfosi, I, 452-567 e III, 155-203).

L’elevato potenziale figurativo ovidiano è valorizzato attraverso l’analisi del quadro di Tiziano, Diana e Atteone (1556-1559, National Gallery, Edimburgo) e del capolavoro berniniano Apollo e Dafne (1622-1625, Galleria Borghese, Roma).

Chi desidera approfondire l’eredità letteraria del tema delle metamorfosi (e magari progettare un’unità di apprendimento interdisciplinare in collaborazione con l’insegnante di lingua e letteratura tedesca) troverà pane per i suoi denti: oltre al brano d’autore tratto dalla Metamorfosi di F. Kafka, nel repertorio digitale di Musae comites troverà anche al videocommento critico del noto germanista Luigi Forte.

Il primo passo verso la tua classe capovolta!

Spero davvero di averti dato qualche spunto interessante per risparmiare tempo ed energie e per organizzare con soddisfazione le tue classi capovolte.

Se vuoi esplorare la cassetta degli attrezzi di Deascuola per accompagnare gli studenti lungo tutto il loro percorso e sei alla ricerca di un libro di testo innovativo e affidabile per organizzare la tua flipped classroom, puoi richiedere una copia omaggio di Musae comites cliccando su questo collegamento.

“Musae comites” vol. 3

Nel manuale troverai tantissime altre idee per organizzare le tue lezioni in modo sempre più creativo e coinvolgente.

Ti ringrazio per avermi letto fin qui e ti ricordo che, se vuoi condividere la tua esperienza, le tue difficoltà e i tuoi successi con la metodologia della classe capovolta (e non solo), sarò felice di confrontarmi con te nei commenti a questo post o sui canali social di FuoriClasse.

La comunità di #proffuoriclasse è sempre qui per sostenersi a vicenda e imparare insieme!

 

 

 

 

 

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About Irene Gualdo

Mi chiamo Irene e sono un’insegnante di materie letterarie e latino. Terminati gli studi all’università ho conseguito l’abilitazione all’insegnamento e, grazie al concorso ordinario del 2016, ho incominciato a insegnare in un liceo di Roma. Dopo l’abilitazione, mi sono specializzata nelle attività didattiche di sostegno e mi sono addottorata in filologia italiana.

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