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L’Insegnante A-23 tra aula e laboratorio: l’equilibrio per realizzare l’inclusione

Un atrio scolastico dove un gruppo di studenti osserva un'installazione creativa a forma di albero chiamata "L'Ecosistema dell'Apprendimento". Sullo sfondo, un'aula vetrata con l'insegna "Laboratorio L2 - Spazio di Parole" mostra una lezione in piccoli gruppi, illustrando il modello didattico pull-out per l'italiano L2.

Legittimità e modalità operative del docente A-23

  1. L’aula dai confini aperti: il laboratorio L2 come spazio di approdo e ripartenza
  2. Inquadramento normativo generale
  3. La specificità della CDC A-23

2.1 D.M. 92/2016 e D.P.R. 19/2016 e D.M. 22 dicembre 2023, n. 255

2.2 Nota MIUR n. 16041 del 31/03/2017:

  1. Modalità d’intervento: Laboratorio vs. Compresenza

3.1 Pull-out o In-class: chi decide?

3.2 Perché il laboratorio separato è legittimo

  1. Condizioni di legittimità formale
  2. Conclusioni

Legittimità e modalità operative del docente A-23

0. L’aula dai confini aperti: il laboratorio L2 come spazio di approdo e ripartenza

Ci sono momenti in cui lo spazio fisico dell’aula, con le sue quattro pareti e le schiere dei banchi allineati, sembra farsi troppo stretto, quasi incapace di accogliere la complessità delle storie che lo abitano. L’idea che varcare quella soglia portando con noi solo alcuni studenti della classe assomigli troppo a un atto di separazione, a una ferita inferta all’unità del gruppo.

Tuttavia, se guardiamo all’etimologia profonda del nostro agire, ricordiamo che insegnare significa imprimere un signum, lasciare un’impronta. Per lasciare un’impronta, e per farlo bene, in modo che incida positivamente sul percorso di vita dei nostri studenti, abbiamo bisogno di una superficie ferma e compatta. Nel caso delle classi plurilingue, dobbiamo innanzitutto chiederci: su quale superficie stiamo tentando di scrivere

Tentare di ‘segnare’ la mente di uno studente che annega in un flusso di parole incomprensibili è come pretendere di incidere sulla superficie dell’acqua: un’operazione vana, che logora il docente e rischia di mortificare il ragazzo. Quel signum che è la lingua italiana, per essere impresso con efficacia, richiede un tempo di calma e un luogo di cura, lontano dal rumore di fondo di una classe che corre a un ritmo differente.

Ecco perché, in circostanze specifiche, l’insegnamento dell’italiano agli stranieri può richiedere attività laboratoriali in piccoli gruppi, al di fuori dall’aula, permettendo al silenzio dell’incomprensione di trasformarsi nella competenza attiva di chi, finalmente, possiede le parole per nominare il suo mondo. In questi casi, non stiamo allontanando gli studenti dal gruppo a cui legittimamente appartengono; li stiamo portando lì dove il segno può finalmente farsi carne, per permettere loro di tornare in classe con un’impronta che nessuno potrà più cancellare.

1. Inquadramento normativo generale

Analizziamo dunque i presupposti normativi che consentono all’insegnante di Italiano L2 (CDC A-23) di svolgere attività in piccoli gruppi di livello al di fuori dell’aula comune.

Partiamo dalle basi. 

Sappiamo che la normativa vigente riconosce alle istituzioni scolastiche la libertà di organizzare la didattica in modi flessibili per garantire il successo formativo.

  • Art. 33 della Costituzione: garantisce la libertà di insegnamento, permettendo al docente di scegliere le metodologie e i contesti (dentro o fuori l’aula) più idonei al raggiungimento degli obiettivi didattici.
  • D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275 (Autonomia scolastica): gli articoli 4 e 5 conferiscono alle scuole la facoltà di adottare forme di flessibilità organizzativa, inclusa la creazione di gruppi di apprendimento diversi dalla classe, composti da alunni provenienti da diverse sezioni o anni di corso.

2. La specificità della CDC A-23

Se la cornice dell’autonomia e il respiro della libertà costituzionale disegnano il perimetro entro cui ci è concesso muoverci, è nella natura specifica della nostra funzione che questa flessibilità trova la sua giustificazione più alta. Non siamo di fronte a una semplice deroga organizzativa, ma alla necessità di dare struttura a un ecosistema dove il diritto all’apprendimento richiede, talvolta, un cambiamento di prospettiva e di luogo. Per passare dal principio generale alla pratica quotidiana, occorre dunque volgere lo sguardo all’identità stessa della classe di concorso A-23: una figura che non nasce per abitare passivamente uno spazio, ma per progettare percorsi dove la lingua si faccia finalmente sostanza e segno.

Un atrio scolastico dove un gruppo di studenti osserva un'installazione creativa a forma di albero chiamata "L'Ecosistema dell'Apprendimento". Sullo sfondo, un'aula vetrata con l'insegna "Laboratorio L2 - Spazio di Parole" mostra una lezione in piccoli gruppi, illustrando il modello didattico pull-out per l'italiano L2.

L’aula dai confini aperti. In un ecosistema scolastico sano, il laboratorio L2 non è un’isola separata, ma uno spazio di parole necessario per nutrire il successo formativo di ogni studente.

2.1 D.M. 92/2016, D.P.R. 19/2016 e D.M. 22 dicembre 2023, n. 255

A differenza del docente di sostegno (il cui ruolo è per legge focalizzato sull’inclusione all’interno della classe, salvo casi specifici), il docente di A-23 è un docente di disciplina (Italiano L2). Pertanto, come il docente di Scienze porta la classe in laboratorio per un esperimento, il docente di A-23 può portare il suo “gruppo-materia” in un’aula dedicata per un’attività specifica. La legittimità deriva dal fatto che l’Italiano L2 è considerato, per l’alunno straniero, una materia curricolare aggiuntiva o sostitutiva (per alcune ore) dell’italiano per madrelingua.

Accanto al D.M. 92/2016, occorre oggi citare il più recente D.M. 22 dicembre 2023, n. 255 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale nel febbraio 2024). Questo provvedimento ha confermato e stabilizzato l’identità della A-23, ribadendo che la nostra è una disciplina trasversale e necessaria per ogni ordine e grado di scuola, consolidando la nostra funzione di specialisti all’interno dell’organico dell’autonomia.

2.2 Nota MIUR n. 16041 del 29/03/2018: 

La Nota chiarisce che il docente A-23 opera nell’ambito dell’Organico dell’Autonomia per attività di alfabetizzazione e perfezionamento linguistico. Questo documento legittima l’organizzazione di laboratori mirati, che spesso richiedono un setting dedicato per non interferire con le diverse attività della classe comune e per favorire un ambiente di apprendimento protetto (specialmente per i livelli iniziali A1/A2).

La Nota esplicita che il docente A-23 può essere impiegato per:

  • attività di alfabetizzazione e di perfezionamento dell’italiano L2: queste attività, per loro natura, richiedono spesso un setting laboratoriale separato dalla classe (soprattutto per i livelli Pre-A1, A1 e A2).
  • Organizzazione di laboratori linguistici: la nota cita esplicitamente la possibilità di creare gruppi di livello, il che implica necessariamente lo spostamento degli alunni in spazi idonei.

“L’istituzione della classe di concorso A-23 risponde alla necessità di dotare le scuole di docenti con competenze specifiche […] per l’organizzazione di attività di alfabetizzazione e di perfezionamento dell’italiano L2.” (Nota 16041/2017).

3. Modalità d’intervento: laboratorio o compresenza?

Definire l’identità normativa è solo il primo passo per dare stabilità al nostro agire. La teoria deve poi farsi pratica quotidiana. Da questo punto di vista, non esiste un modello universale; esiste piuttosto la necessità di tessere un ecosistema dinamico, capace di muoversi tra l’incubatrice del laboratorio e la coralità dell’aula comune. Questa scelta deve nascere dall’intento di soddisfare i bisogni degli studenti.

In questo senso, appare evidente che la modalità laboratoriale sia particolarmente utile per gli studenti NAI (neo-arrivati) o con gravi lacune nella lingua di comunicazione, ma meno indicata per gli studenti di livelli più avanzati.

Modalità Descrizione Destinatari
Laboratorio linguistico (“Pull-out”) Gli studenti vengono spostati in un’aula dedicata per lezioni intensive di L2. Alunni NAI o con gravilacune nella lingua di comunicazione.
Didattica in classe (“In-class”) Il docente A-23 lavora in compresenza per mediare i contenuti delle materie di studio. Alunni che hanno già basi linguistiche e devono affrontare il linguaggio specifico (disciplinare).

3.1 Pull-out o In-class: chi decide?

La scelta tra lavorare in un’aula diversa o restare in classe in compresenza deve inoltre essere formalizzata livello organizzativo e pedagogico. Nello specifico:

  1. il PTOF (Piano Triennale dell’Offerta Formativa) deve prevedere che la scuola adotti modelli laboratoriali per l’integrazione degli alunni stranieri.
  2. Il PDP (Piano Didattico Personalizzato) per alunni stranieri dovrebbe esplicitare che “L’alunna/o seguirà per X ore settimanali un laboratorio di Italiano L2 con il docente A-23 in orario curricolare”.

3.2 Perché il laboratorio separato è legittimo

Partendo dal presupposto che la sola presenza fisica tra i banchi non garantisce l’inclusione, lasciare un alunno neo-arrivato in balia di una lezione del tutto incomprensibile è, nei fatti, un’esperienza di esclusione cognitiva che logora la motivazione dello studente e svuota di senso il nostro lavoro. In quel momento, il diritto all’apprendimento viene negato perché mancano i codici fondamentali per decriptare la realtà circostante.

Accompagnare temporaneamente lo studente in un laboratorio dedicato per consegnargli gli strumenti linguistici di base è dunque la premessa indispensabile affinché i rudimenti della lingua possano essere appresi, per poi permettere allo studente di tornare nel gruppo classe non come un ospite silenzioso, ma come un partecipante attivo e consapevole.

4. Condizioni di legittimità formale

Perché l’allontanamento temporaneo degli studenti dalla classe sia pienamente legittimo, è necessario però che l’istituzione scolastica segua tre passaggi amministrativi:

  1. inserimento nel PTOF: il Piano Triennale dell’Offerta Formativa deve prevedere esplicitamente l’attivazione di laboratori linguistici come strategia per l’integrazione degli alunni stranieri.
  2. Delibera del Consiglio di Classe: l’intervento del docente A-23 deve essere concordato e approvato dai docenti della classe di appartenenza.
  3. Formalizzazione nel PDP: il Piano Didattico Personalizzato per alunni stranieri deve indicare quante ore e per quali obiettivi lo studente seguirà le attività fuori dalla classe.

5. Conclusioni

In sintesi, l’insegnante di A-23 può legittimamente svolgere lezione in un’aula diversa portando con sé solo gli studenti stranieri, purché tale attività sia finalizzata all’apprendimento linguistico e sia supportata da una programmazione collegiale. Tale modalità è spesso la più efficace per superare la fase critica dell’accoglienza e fornire agli studenti gli strumenti necessari per una reale partecipazione futura alla vita della classe.

Nota bene: È fondamentale garantire che l’uscita dalla classe non si trasformi in un isolamento permanente, ma rimanga una strategia temporanea e modulare all’interno di un più ampio ecosistema di apprendimento inclusivo.

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About Irene Gualdo

Mi chiamo Irene e sono un’insegnante di materie letterarie e latino. Terminati gli studi all’università ho conseguito l’abilitazione all’insegnamento e, grazie al concorso ordinario del 2016, ho incominciato a insegnare in un liceo di Roma. Dopo l’abilitazione, mi sono specializzata nelle attività didattiche di sostegno e mi sono addottorata in filologia italiana.

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