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Sangue, ammutinamenti e battaglie

Copertina podcast "Scrinium. I tesori del latino"

Come Roma conquistò la Britannia

Siamo nel periodo compreso tra l’83 e l’84 d.C., nelle verdi terre della Caledonia, attuale Scozia. Le campagne militari romane in Britannia sono iniziate ormai da circa sette anni. Al comando delle truppe c’è Giulio Agricola, politico di primo piano ed esperto generale.

Della sua abilità sul campo di battaglia Agricola ha già dato prova in diverse occasioni, combattendo nei territori degli attuali Galles e Inghilterra. Ma i popoli della Britannia sono un nemico temibile, e lottano con la forza e il coraggio di chi sa di dover difendere la propria libertà e il futuro della propria patria.

Non è la prima volta che Roma cerca di conquistare le isole britanniche, a nord del continente, oltre il canale della Manica o, come lo chiamavano i Romani, l’«Oceanus Britannicus».

Moltissimi anni prima, un generale ben più famoso di Agricola si era spinto fino alle coste dell’isola.

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Ascolta l’episodio di Scrinium. I tesori del latino

Tra il 55 e il 54 a.C., Giulio Cesare era partito dalla Gallia appena conquistata per compiere due viaggi di ricognizione.

Il suo esercito era approdato sulla costa dell’attuale Kent, nell’Inghilterra sud-orientale. Per giustificare questa spedizione Cesare cerca un pretesto, e lo trova nel fatto che dalla Britannia partivano con una certa regolarità truppe di soldati alleati dei Galli e, perciò, nemici di Roma.

Scopo del condottiero è perlustrare i porti e gli approdi della Britannia, determinarne la distanza dalle coste della Gallia, studiare le caratteristiche del territorio e le abitudini dei suoi popoli.

La seconda spedizione, quella del 54, ebbe maggior successo. Cesare aveva condotto con sé un contingente militare molto più numeroso: 5 legioni, 2000 cavalieri, 80 navi. Pochi giorni dopo lo sbarco, però, una tempesta improvvisa danneggia gran parte delle imbarcazioni. Cesare si reca sul posto per controllare le condizioni della flotta e, durante la sua assenza, le truppe britanniche circondano l’accampamento romano.

A capo dei Britanni è il condottiero Cassivellauno.

Di lui ci parla Cesare nel suo commentario di guerra, il De bello Gallico, ma anche Goffredo di Monmouth, uno storico del XII secolo autore dell’Historia Regum Britanniae, cioè della storia dei re della Britannia. Non sappiamo esattamente a quale tribù appartenesse Cassivellauno, ma soltanto che regnava sui popoli a nord del Tamigi, il fiume che ancora oggi attraversa Londra.

Sotto la guida di Cassivellauno, i Britanni pianificano un attacco improvviso, e sorprendono i legionari romani ancora impegnati a costruire le fortificazioni del loro accampamento (Gaio Giulio CesareDe bello Gallico, V, 15-16).

Gli attacchi si susseguono anche nei giorni successivi, causando gravi perdite umane per entrambi gli eserciti.

Cesare decide perciò di passare al contrattacco: a marce forzate, conduce l’esercito fino al Tamigi e lo attraversa, come farà all’epoca delle guerre civili con un altro famoso fiume, il Rubicone, senza lasciare ai nemici neanche il tempo di accorgersi di ciò che stava accadendo. I Britanni sono costretti a fuggire. Le vittorie riportate dai Romani costringono Cassivellauno a scendere a patti con Cesare. I Britanni sono ormai un popolo sottomesso, costretto a versare un tributo annuale e a fornire ostaggi a Roma.

Queste due spedizioni non si concludono dunque con un’effettiva conquista territoriale, ma con l’instaurazione di rapporti di sottomissione e clientele. La Britannia entra così nella sfera d’influenza di Roma, ed è Cesare ad aprire la strada alla conquista romana che avrà luogo diversi decenni dopo.

L’effettiva conquista della Britannia avviene infatti durante il regno dell’imperatore Claudio, per l’esattezza nel 43 d.C. Prima di Claudio, sia Augusto sia Caligola avevano organizzato alcune spedizioni con lo scopo di ridurre la Britannia a provincia, ma senza ottenere i risultati sperati. Claudio affida le truppe romane al comando del generale Aulo Plauzio il quale, giunto sulle coste settentrionali della Gallia, deve però far fronte ad un ostacolo imprevisto: l’ ammutinamento delle sue truppe, che non hanno alcuna intenzione di attraversare la Manica per andare a combattere (e rischiare la vita) ai limiti del mondo conosciuto. Aulo Plauzio riesce però a sedare la rivolta e a convincere il suo esercito a seguirlo.  Proprio come aveva fatto Cesare, anche Plauzio decide di sbarcare sulle coste del Kent.

E le vittorie romane non tardano ad arrivare. La resistenza britannica, guidata da Caràtaco e Togodumno, viene presto sbaragliata. I popoli della Britannia, infatti, non hanno un esercito unitario: non sono riuniti in una vera e propria confederazione, anzi, abitano in villaggi autonomi, spesso in lotta tra loro. Alcune tribù vedono addirittura con favore l’arrivo dei romani e cercano di allearsi con i nemici sperando di prendere definitivamente il sopravvento sulle tribù rivali grazie al supporto di Roma.

Ad esempio, la tribù degli Iceni inizialmente sceglie di offrire tributi a Roma per ottenere in cambio indipendenza e protezione.

Nel giro di pochi anni i Romani conquistano l’intero territorio sud-orientale dell’isola, e pongono la capitale della nuova provincia romana a Camulodunum, l’attuale Colchester. L’imperatore Claudio, che aveva raggiunto Aulo Plauzio in Britannia con i rinforzi, torna a Roma in trionfo e ottiene il titolo di Britannicus. Ce lo racconta lo storico Cassio Dione, vissuto tra il II e il III secolo d.C.

Da allora, l’espansione romana in Britannia prosegue lenta ma inarrestabile. L’obiettivo di Roma è annettere l’intera isola, conquistando definitivamente anche le regioni che oggi chiamiamo Galles e Scozia.

Con questo scopo, ai tempi dell’imperatore Domiziano, Giulio Agricola, governatore della Britannia, dà inizio a una serie di ben sette campagne militari.

Di Agricola ci offre un ritratto molto lusinghiero lo storico Tacito. Oltre a essere uno dei più grandi autori della letteratura latina, Tacito è anche il suocero di Agricola, perché ha sposato sua figlia, e decide di dedicare alle sue imprese un intero libro, il De vita et moribus Iulii Agricolae, che, tradotto, significa La vita e i costumi di Giulio Agricola. In quest’opera biografica, traspare tutta l’ammirazione che Tacito doveva provare per il suo parente acquisito.

Grazie alla penna di Tacito il ricordo della grandezza di Giulio Agricola è potuto giungere fino a noi.

Ancora oggi, infatti, ci troviamo a riflettere su questa pagina affascinante della storia, e a ricostruire gli scontri sanguinosi che hanno permesso a Roma di espandersi fino ai confini più estremi del mondo allora conosciuto.

Secondo te cosa sarebbe potuto accadere se la storia avesse preso una piega diversa, se le tribù britanniche avessero trionfato?

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About Irene Gualdo

Mi chiamo Irene e sono un’insegnante di materie letterarie e latino. Terminati gli studi all’università ho conseguito l’abilitazione all’insegnamento e, grazie al concorso ordinario del 2016, ho incominciato a insegnare in un liceo di Roma. Dopo l’abilitazione, mi sono specializzata nelle attività didattiche di sostegno e mi sono addottorata in filologia italiana.

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