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Ciò che sai amare, non ti verrà strappato

Woman sitting in a garden

Articolo di Laura Andemo per FuoriClasse

Woman standing in a garden

Immagine realizzata con Dall-E

Ci sono giorni in cui è difficile entrare in classe, giorni in cui – a causa della nostra natura umana e sensibilità – l’attualità diventa protagonista e pretende di dettare le leggi della prossima lezione, minimizzando ore di preparazione al fine di un bene superiore.

Quando ho scelto di diventare insegnante, il mio modello erano i miei docenti, le ore interminabili di lezioni frontali ininterrotte (talvolta soporifere), la sedentarietà della didattica, l’immobilità degli argomenti trattati, il rigoroso ‘programma ministeriale’ (spesso, quando lo nomino, sento ancora il corpo che trema). Mi rimproveravo di non riuscire a mantenere il silenzio assoluto nelle classi, ora mi ammonisco solo se i ragazzi non si aprono con me, se non mi forniscono un feedback costante durante le lezioni.

L’etimologia rivela che il verbo insegnare affonda le sue origini nella latinità (in- e signare): l’incisione di un signum si presenta come un valore aggiunto – e assoluto, dal mio punto di vista – all’arte dell’insegnamento, il cui nucleo rovente consiste senz’altro nell’imprimere dei segni.

Nella giornata antecedente al 25 novembre 2023, in una delle mie classi, ho proposto una riflessione sulla violenza e sul pregiudizio, attraversando mitologia e storia, senza dimenticare le vicende recenti, in particolare l’episodio che ha coinvolto la giovanissima Giulia Cecchettin (che, non solo per vicinanza geografica, ha scosso qualcosa in noi). Il percorso che ho proposto ai miei studenti aveva come fine il coinvolgimento emotivo dei ragazzi, non solo l’illustrazione di un problema reale, qual è il femminicidio oggi, attraverso dati e numeri, che abbiamo analizzato solo in un secondo momento. Affrontare questo tema con gli occhi del cuore mi ha permesso di riconoscere una varietas emotiva notevole.

Mentre scorrevano le diapositive che avevo preparato, ho chiesto in prestito la voce ai miei ragazzi, che si sono immersi nella lettura di una poesia di Cristina Torres Cáceres: a qualcuno, mentre leggeva, si è rotta la voce e non nascondo che mi sono commossa.

Ti diranno che ho vissuto, mamma, che ho osato volare molto in alto in un mondo senza aria.

Penso a quanti docenti, come me, lottano ogni giorno perché giovani donne e giovani uomini costruiscano le loro ali con fermezza, affinché il loro volo sia coraggioso e sicuro, insistendo su una buona percentuale di razionalità, memori della sorte di Icaro.

Ti diranno che era giusto, che ero da sola, che ero infedele.

Cleopatra

Immagine realizzata con Imagen

Mi sono servita di Cleopatra e di un articolo che ho letto di recente e abbiamo parlato dei pregiudizi sulle donne, dopo aver analizzato la figura storica della regina Cleopatra VII e aver letto di lei dalle parole autorevoli di Orazio e Plutarco. La sovrana, dapprima “irresistibile e disinibita”, riacquista poi un’immagine decisa e di potere.

Non gridare quando vedi che mi hanno trascinata.

Ripercorrendo il mito di Persefone e la nascita delle stagioni, ci siamo innamorati perdutamente della regina degli Inferi e della giovane e inesperta Core, solo “figlia di Demetra”, appoggiandoci alla scrittura chiara e lineare di Daniele Coluzzi in Io sono Persefone. La mitologia affascina tremendamente gli adolescenti, la narrazione in sé pullula di splendore, dall’antichità, in cui la parola era protagonista quando – al termine di una giornata di lavoro – ci si riuniva attorno al fuoco e si ascoltavano aneddoti e storie. Il nostro punto di vista si è concentrato su di una giovane ragazza, spaventata, strappata alla madre e alle amiche da Ade, che – senza chiedere il consenso alla futura consorte – ne ha deciso il destino.

Combatti per le loro ali,

quelle ali che mi tagliarono.

Una breve sosta al mito di Dafne e Apollo e una visita virtuale alla mostra organizzata dagli Uffizi nel 2022 in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, curata da Elisa Montessori, ci ha permesso di conferire nuova luce a Dafne, finalmente libera dal dualismo con il maschile che tanto l’angosciava.

Il Bernini ci ha regalato un gruppo scultoreo che mozza il fiato, Ovidio lascia in eredità ai posteri un racconto, che abbiamo letto e analizzato in aula, evidenziando il contrasto tra l’iniziativa di Apollo (che contempla, guarda, decanta Dafne ma corre e ansima sul collo della fuggitiva, insistendo sull’amore come causa scatenante di un inseguimento violento) e le risposte e sensazioni di Dafne (che fugge, rapida, e – vinta dalla fatica – implora il padre affinché trasformi le sue fattezze, per cui tanto piacque).

Combatti per loro, che possano essere libere di volare più in alto di me.

Il pensiero si è posato su tutte le Dafne di oggi: grafici, tabelle, articoli di attualità hanno permesso di avere un ampio scorcio sul reale e ho appurato quanto sia opprimente e deludente la quotidianità, per le ragazze, impaurite, e per i ragazzi, impotenti dinanzi a tanta ferocia.

Il femminicidio di Giulia Cecchettin ha scosso gli animi e mosso la sensibilità di più di qualcuno: una studentessa mi ha confidato «Giulia è nostra sorella, nostra amica», per trasmettermi il trasporto con cui è stata seguita la vicenda, ma anche la speranza, la rabbia, la delusione di tale viaggio e dell’epilogo stesso.

Se domani tocca a me,

voglio essere l’ultima.

 

Woman standing in a garden

Immagine realizzata con Dall-E

Scuola, per me, è un luogo fisico ma anche un luogo del cuore, in cui propongo la cosiddetta ‘educazione affettiva‘ dal primo giorno in cui ho intrapreso il nobile e faticoso cammino dell’insegnamento. Spesso sacrifico, se così si può dire, qualche contenuto perché lo utilizzo come trampolino di lancio per discutere di attualità, se si presta volentieri a qualche collegamento.

Mi piace sentire le voci di chi ho davanti, non amo il silenzio totale e assordante durante le mie ore, anzi, ritengo che la misura in cui le mie lezioni sono partecipate sia l’indice del mio successo tra i banchi.

Credo che questo sia uno dei modi per fare la differenza, anche se non è convenzionale, anche se è in continua evoluzione, anche se non è condivisibile.

E credo sia proprio per questi motivi che l’amore, sempre crescente, per l’insegnamento non possa essere mai strappato, perché ciò che sai amare, come suggeriva Ezra Pound, rimane.

 

 

 

Laura Andemo nasce nel 1996 ad Este (PD), nonostante la maturità scientifica sceglie il corso triennale di Lettere Arti e Archeologia proposto dall’Università di Ferrara, per poi concludere la sua formazione umanistica in Filologia Moderna laureandosi a Padova, con una tesi in Stilistica e Metrica sulla librettistica pucciniana.
Musica e letteratura sono il motore della vita di Laura, che ha frequentato anche il conservatorio, laureandosi in Organo. 
Dal 2021 insegna materie letterarie nella secondaria di secondo grado.
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About Irene Gualdo

Mi chiamo Irene e sono un’insegnante di materie letterarie e latino. Terminati gli studi all’università ho conseguito l’abilitazione all’insegnamento e, grazie al concorso ordinario del 2016, ho incominciato a insegnare in un liceo di Roma. Dopo l’abilitazione, mi sono specializzata nelle attività didattiche di sostegno e mi sono addottorata in filologia italiana.

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