Un articolo di Francesca Nava per FuoriClasse
#italiano #educazionecivica #PromessiSposi #catcalling

Realizzato con Dall-E
Buffi e arzigogolati sono spesso i modi in cui il destino ci instrada verso la direzione che dobbiamo prendere, verso la meta, anche se solo di passaggio, in cui ci dobbiamo fermare.
La frase che, dopo aver sedimentato e poi fermentato a lungo nel mio cervello, mi ha portato ad essere negli ultimi anni l’insegnante che sono e che in passato volevo essere – quando ancora avevo un’idea soltanto confusa di che insegnante aspiravo a diventare, e se m’avessero chiesto di descrivere che tipo di professoressa avrei voluto essere avrei solo saputo rispondere: beh, brava – arrivò a un seminario dove il mio scrittore preferito parlava di immaginazione e lettura ad alta voce.
Il seminario, volle il caso, si teneva in una città di mare, negli stessi giorni in cui io ci avrei passato le vacanze. In quella stessa città anni prima avevo dato il mio primo bacio, è nel mio cuore un luogo dove le cose hanno inizio.
Lo scrittore in questione, parlando d’altro, quasi distrattamente, citò una frase di Borges, non famosa, al punto che ci misi poi parecchio tempo a ritrovarne gli estremi bibliografici.
Forse la Storia universale è quella della diversa intonazione di alcune metafore.
Ho sempre pensato che fosse un modo per dire che, al di là delle declinazioni contingenti, la realtà tende a reiterarsi in schemi sempre identici, al servizio di archetipi mentali sempre uguali nonostante latitudini, longitudini e calendari, in un modo che penso piacerebbe al Machiavelli e agli sceneggiatori di Dark.
Quindi sono diventata la professoressa – brava – che volevo essere quando ho scelto di insegnare a ricercare in ogni manifestazione artistica il ripetersi di quelle metafore, di invogliare a scandagliare il reale per vedere quale, di quella sparuta manciata di emozioni e comportamenti di cui l’uomo si è rivelato capace, è quella che in quel momento abbiamo sotto gli occhi.
Credo che questo sia uno dei pochi modi in cui le discipline umanistiche possono iniziare a piacere a quei pubblici difficili che sono gli alunni di indirizzi più scientifici, o tecnici, o professionali: farne uno strumento di lettura del reale, di anticipazione degli eventi.
Quindi in classe dico che la prima volta che mi sono innamorata avevo nove anni, mi sono sentita tutta strana e non ho capito bene cosa stava succedendo come succede a Dante nella Vita nova: gli alunni ridono, qualcuno si riconosce. Squid game mette in scena la stessa spregiudicatezza del principe di Machiavelli. Una volta ho spiegato la novella di Frate Cipolla con la scena di Roberto da Crema nel video di Tapparella di Elio e le storie tese.
Cerco di riattualizzare ogni cosa che insegno, senza banalizzarla, ma mostrando lo stesso soggetto dipinto in uno stile diverso, suonato coi dettami di un altro genere musicale. Cerco di ricondurre le diverse intonazioni alla stessa metafora, e poi cerco di educare gli studenti a farlo a loro volta.
Lessi tempo fa che quando scioglie una metafora il cervello rilascia endorfine, e forse è questo il modo in cui cerco di appassionare i miei studenti alla letteratura: facendo loro provare quel sommo senso di soddisfazione di quando si collegano due punti che sembravano lontanissimi, e facendolo si impara pure qualcosa della vita che si vive.
Una delle ultime attività che ho sperimentato in questo senso è un lavoro nell’ambito di Educazione civica sul fenomeno del catcalling. E per introdurlo sono partita da un testo sempre difficile da affrontare a scuola, pieno di elementi attuali non sempre a parer mio accuratamente ricontestualizzati: quell’immenso mattonazzo che è I promessi sposi.
Che la peste dei capitoli finali ci ricordasse il Covid lo abbiamo pensato un po’ tutti. Ma cosa dire di quelle chiacchiere non punto belle che Don Rodrigo dice a Lucia mentre cammina per strada da sola? Cosa dire delle sue lacrime e della sua paura, del suo rifugiarsi in mezzo alle compagne con gli occhi bassi? Cosa dire se non che è la stessa cosa che accade a molte mie alunne adolescenti, e a me, quasi ogni giorno della mia vita?
L’occasione è stata preziosa per organizzare un lavoro in gruppi diviso in fasi ben precise: un brainstorming sul tema, una ricerca su profili social e nel web per smascherare false credenze e scoprire nuove informazioni, la stesura di un testo di un’intervista sul tema da proporre a dieci figure femminili, la creazione di un elaborato fisico o digitale che includesse tutti i materiali precedentemente raccolti.
Ho visto alunni sorpresi e alunne commosse, e un generale senso di piacevole stordimento davanti a un’opera che si credeva polverosa e invece è viva come se fosse fresca di stampa.
Non sono né posso essere certa che questo sia il modo giusto di insegnare.
Ma è il mio.
Lo amo molto perché spesso funziona, e perché mi è costato sforzi e fatica, soprattutto per accettare che tutto scorre, e che è specifico dovere di me insegnante stare dietro alle nuove tendenze, confrontarle con ciò che insegno, parlare ai miei studenti nella lingua che conoscono, e che è mio dovere imparare mentre loro imparano la mia.
Indicazioni per il lavoro in gruppi di Italiano – Educazione civica
Realizzato con Dall-E
E, con voce rotta dal pianto, raccontò come, pochi giorni prima, mentre tornava dalla filanda, ed era rimasta indietro dalle sue compagne, le era passato innanzi don Rodrigo, in compagnia d’un altro signore; che il primo aveva cercato di trattenerla con chiacchiere, com’ella diceva, non punto belle; ma essa, senza dargli retta, aveva
affrettato il passo, e raggiunte le compagne; e intanto aveva sentito quell’altro signore rider forte, e don Rodrigo dire: scommettiamo. Il giorno dopo, coloro s’eran trovati ancora sulla strada; ma Lucia era nel mezzo delle compagne, con gli occhi bassi; e l’altro signore sghignazzava, e don Rodrigo diceva: vedremo, vedremo.
Alessandro Manzoni, I promessi sposi, cap. 3
La valutazione di Educazione civica verrà assegnata tramite un lavoro in gruppi, al termine del quale dovrà essere consegnato un elaborato digitale o cartaceo.
I gruppi saranno i seguenti:
*qui si elencano gruppi: la mia idea è stata quella di creare gruppi di livello misto, con almeno una figura femminile in ciascuno di essi.*
Fase uno: confronto e ricerca
- Confrontatevi tra di voi partendo da un brainstorming su cosa sapete e cosa pensate del fenomeno del catcalling.
- Verificate poi la correttezza delle vostre conoscenze e ampliate la “rosa” dei pareri a riguardo tramite una ricerca sul web (sia su social che su siti).
- Stendete la bozza della prima parte dell’elaborato in cui spiegate in cosa consiste il fenomeno, quali forme può assumere, quali conseguenze può avere (sia su chi lo fa che sulla vittima).
- Provate a pensare anche a situazioni che avete vissuto che riguardino questo tema, o a libri (anche letti a scuola), film, canzoni che lo trattano, e aggiungete anche questo materiale all’elaborato.
Fase due: interviste
- Partendo da quello che avete appreso, approntate le domande di un’intervista riguardo al fenomeno del catcalling.
- Sottoponetela, poi, a 10 donne di vostra fiducia, avendo cura di prendere nota delle risposte.
Fase tre: creazione dell’elaborato
Con il materiale recuperato nelle prime due fasi, create un elaborato nella forma che preferite (video, podcast, cartellone, testo scritto, ogni forma a cui riuscite a pensare va bene: sbizzarritevi!). Non è prevista una lunghezza minima o massima.
L’elaborato va consegnato *qui ho inserito la data di consegna e le modalità*. In quell’occasione avremo modo anche di confrontarci tutti insieme sul tema.
Non saranno ammessi ritardi (pena valutazione con 2). La valutazione si baserà su accuratezza e la completezza delle informazioni, rispetto della consegna e impegno profuso.
Francesca Nava
Francesca Nava: nasce a Monza nel 1992. Si diploma al liceo classico e si laurea in Lettere moderne con una tesi su Stefano Benni. Dal 2015 è insegnante di scuola superiore e nel 2023 diventa insegnante di ruolo. È stata per alcuni anni assistente di Stefano Benni e ha collaborato con l’Università degli Studi di Milano come assistente alla cattedre di Critica e teoria della letteratura e Stilistica del testo. Durante il lockdown della primavera 2020 ha aperto un canale Youtube attraverso cui fare lezione e condividere riflessioni di ambito letterario (Lezioni in mansarda) e ha lavorato a un progetto di podcast di lettura di libri (Pagemaster podcast). Dal 2023 è anche educatrice sessuale.
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